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La Sinagoga di Firenze: la bellezza della Legge

La Sinagoga di Firenze

La Sinagoga di FirenzeQuella di Firenze è una comunità ebraica che ha origini relativamente recenti. Forse già in epoca romana, alcuni ebrei abitavano le case nei pressi di Ponte Vecchio. Sappiamo che nel 1396, in città veniva aperto un banco per il prestito; un’attività che venne ufficialmente autorizzata dal governo fiorentino a partire dal 1430 circa. E’ da questa data che gli ebrei si inseriscono a pieno titolo nella vita cittadina con protezioni eccellenti, come quella di Lorenzo il Magnifico, ma anche con tentativi di persecuzione come quello operato da Bernardino da Feltre nel 1477 o dal Savonarola nel 1495. Possiamo tuttavia affermare che la vita della comunità ebraica fiorentina continuasse senza particolari traumi, come invece avvenne altrove in Europa, fino al ‘500 inoltrato. Nel 1551, Eleonora di Toledo, consorte di Cosimo I de’ Medici, si operò attivamente per permettere agli ebrei di aprire banchi di pegno ad Empoli, Pistoia e San Miniato e per concedere loro privilegi commerciali.

Ma la situazione stava per cambiare e anche a Firenze iniziò a soffiare il vento che proveniva da Roma e da Venezia: quello dei ghetti e dell’intolleranza. E Cosimo I, per ottenere l’ambita corona granducale, iniziò una politica servilmente filopapale e antiebraica. Anche il capoluogo della Toscana ebbe così, nel 1570, il suo ghetto, con tanto di cancelli che venivano chiusi di notte, nel quale gli ebrei di gran parte della Toscana furono costretti a concentrarsi. Una situazione che non migliorò neppure quando ai Medici si sostituirono nel 1738 i più illuminati Lorena.

Bisognerà attendere il 1848 perchè la segregazione del ghetto avesse finalmente fine (ma a Roma, ciò accadrà soltanto nel 1870) e la nascita del Regno d’Italia nel 1861 perchè gli ebrei potessero finalmente godere di pieni diritti civili.

E’ in questa nuova situazione che si pensò ad erigere un nuovo Tempio. Anche perchè, nel frattempo, Firenze era diventata, seppur provvisoriamente, la capitale d’Italia e il Comune non perse tempo a distruggere l’area del ghetto, fortemente degradata per sostituirgli l’attuale vuoto di Piazza della Repubblica, con tutti i retorici palazzi circostanti.

In realtà il progetto di costruire una nuova sinagoga, proporzionata all’importanza della comunità ebraica di Firenze era già stato avanzato molti decenni prima, ma è solo nel 1874, grazie ad un generoso lascito di David Levi, già presidente della Comunità, che i lavori hanno inizio. In realtà, l’area prescelta si trovava in una zona molto distante dall’antico getto, in un quartiere che allora era abbastanza periferico seppur in forte espansione. Non tutti furono d’accordo e alcuni ebrei contestarono la scelta aprendo due oratori nel pieno centro della città. In ogni caso, i lavori proseguirono velocemente, seguendo il progetto di architetti molto quotati all’epoca, quali Marco Treves, Mariano Falcini e Vincenzo Micheli e nel 1882 la costruzione risultava ultimata.

La sinagoga rappresenta senz’altro uno dei più begli edifici sacri ebraici d’Europa. L’architettura si rifà allo stile “moresco” che era molto in voga all’epoca e che vanta splendidi esempi anche a Firenze e nei dintorni. La costruzione è armoniosa, con le facciate realizzate con il bianco del travertino di Colle Val d’Elsa alternato alla pietra rosa proveniente da Assisi. I progettisti si sono ispirati chiaramente all’arte orientale, soprattutto quella bizantina, da cui hanno ricavato la pianta, sormontata dalla grande cupola che domina l’armoniosa facciata con le sue finestre con gli archi a ferro di cavallo e l’alto timpano rotondo. Mentre, ai lati, svettano due agili torri. L’interno ricorda davvero, con la sua atmosfera, la sua ampia abside, le tre navate, la chiesa di Santa Sofia a Costantinopoli. E i mille particolari, i pavimenti in marmo intarsiato, le pareti in ocra e rosso riccamente decorate rimandano a paesaggi esotici. Gli arredi sono splendidi e testimoniano di quell’amore per il bello e per la vita che è patrimonio di ogni comunità ebraica. Ma, nello stesso tempo, ricordano le mille vicende e sofferenze di un popolo che non ha mai perso la sua identità. Molti di quegli arredi provengono da comunità che sono ormai scomparse, sia per la loro esiguità numerica, che per la persecuzione da parte del potere. Pezzi pregevoli provengono da Arezzo, da Monte San Savino e da Loppiano; altri dall’antico ghetto o dagli altri oratori smantellati pochi decenni fa. Molti reperti sono esposti nel Museo, annesso alla sinagoga, che vale davvero una visita attenta.

Oggi la comunità ebraica di Firenze, seppur attivissima, vanta a malapena seicento membri. Ma il suo Tempio, così riccamente decorato, è lo scrigno più degno per conservare i rotoli della Torah, quella Legge che è sempre stata l’unico punto di riferimento della Comunità. Ed, insieme, rappresenta il più splendido e commovente monumento alla grandezza e tenacia di tutto il popolo ebraico.



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