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Sovana: Un Tuffo nel Mistero e nell’Eternità

Sovana - Un Tuffo nel Mistero e nell’Eternità

Sovana - Un Tuffo nel Mistero e nell’EternitàUn pugno di case isolatissime la cui tenue tonalità delle pietre a malapena si distingue nell’infinità di un mare verde che si spegne nel sole estivo, ma che nell’apparente uniformità, sotto le sue apparentemente leggere increspature nasconde un mondo sotterraneo e sorprendente. Un universo fatto di gole profondissime, di spaccature incredibili scavate dallo scorrere di acque millenarie e dall’opera dell’uomo. Luoghi dove gli Etruschi hanno lasciato molti fra i loro sepolcri più affascinanti e celebri, come la tomba Ildebranda, quella della Sirena o quella del Tifone.

Un borgo minuscolo, quasi restio a farsi scoprire, appartato com’è dietro ai resti della medievale Rocca Aldobrandesca, demolita nel sec. XVII, che testimoniano ancora della sua passata imponenza. Tutta Sovana è raccolta attorno alla sua luminosa e raccolta piazza, pavimentata in mattoni. Ma giungervi è un’illuminazione, un tuffo in un passato remotissimo che ti si presenta dinnanzi agli occhi in maniera inaspettata e sconvolgente. Una scenografia di grande fascino nella quale non ti meraviglierebbe vederti apparire dinnanzi agli occhi un cavaliere ritto sul suo destriero, un monaco d’altri tempi o una popolana vestita in abiti medievali. Davvero pare che qui il tempo si sia fermato, fra gli edifici che ti circondano e che, pur nelle loro dimensioni raccolte, narrano di una passata grandezza. E ricordano al visitatore che proprio queste mura consunte e solitarie, adagiate su un ripiano isolato, hanno dato i natali ad uno dei personaggi più notevoli di tutto il medioevo, quell’Ildebrando di Soana che, salì al soglio pontificio con il nome di Gregorio VII nel 1073. E che non esitò ad inaugurare un periodo di violenta ostilità contro l’Impero che, noto come “lotta per le investiture”, durò quasi un cinquantennio e sconvolse la società occidentale senza d’altronde raggiungere lo scopo che Ildebrando si era tenacemente ripromesso: la riforma della Chiesa e della Cristianità intera.

Anche di questi avvenimenti, tragici e grandioso nello stesso tempo, paiono parlarci gli edifici che serrano, con discrezione, la piazza. Ecco, a destra, la facciata del Palazzo pretorio (sec. XII-XIII) ornata con gli stemmi in pietra dei capitani di giustizia e dei commissari senesi e che conserva, al suo interno, interessanti affreschi quattro-cinquecenteschi. Ed accanto, la loggetta del Capitano sormontato dallo stemma dei Medici. In fondo alla piazza, si erge la sinuosa mole del Palazzo dell’Archivio (sec. XII-XIII) con il suo campaniletto a vela e l’orologio. Sulla sinistra, sono ancora visibili i resti della chiesa paleocristiana di S. Mamiliano, probabilmente la prima cattedrale del borgo, edificata sulle fondamenta di un edificio etrusco e poi romano. E accanto, la severa facciata di palazzo Bourbon del Monte, costruito nel Cinquecento ostruendo in parte l’ingresso dell’attigua chiesa di S. Maria Maggiore. Quest’ultimo è un interessantissimo edificio romanico-gotico a tre navate divise da pilastri, abbellita da notevoli affreschi cinquecenteschi e che conserva, come uno scrigno, un ciborio del sec. VIII-IX, retto da quattro esili colonne e finemente scolpito, l’unico del genere in tutta la Toscana.

Percorriamo la via di Mezzo, che attraversa Sovana per la sua intera lunghezza, fra case medievali e reminiscenze etrusche. Solo pochi passi e ci troviamo catapultati di nuovo in aperta campagna. Ma ecco che, all’improvviso ci appare, inaspettata, fra gli olivi, la mole imponente della Cattedrale intitolata ai Santi Pietro e Paolo, con la sua abside rivolta verso l’abitato. Restiamo disorientati anche perchè l’ingresso a quello che è pur uno degli edifici romanici più interessanti della Toscana, pur riccamente decorato da maestri lombardi, si apre stranamente sul fianco sinistro, fra i contrafforti. La facciata non esiste più da tempo, assorbita da un edificio successivo.

Entriamo allora, superando il diaframma di pietra fatto di teste di leoni digrignanti e simboli arcani. Altre figure scolpite campeggiano nei capitelli che dividono lo spazio interno in tre ampie navate. E narrano di vicende antichissime, di Daniele nella fossa dei Leoni, di Adamo ed Eva nel Paradiso Terrestre, di Abramo e le sue mogli, e così via, con le figure bibliche che si accalcano nel poco spazio disponibile fra aquile, serpenti ed essere enigmatici di ogni sorta. E nella penombra silenziosa del luogo, sotto le volte a crociera, ecco altri rilievi in pietra e in marmo, affreschi, sculture in legno, dipinti, fonti battesimali, acquasantiere, opere che testimoniano della lunghissima vicenda di questo luogo sacro. E, in fondo alla navata destra, un urna, anch’essa riccamente decorata, accoglie le spoglie mortali di San Mamiliano. Usciamo finalmente, dopo tante emozioni, alla luce del sole che tramonta infiammando di sé la vasta gola che si apre nostri piedi, con le sue pareti a picco che accolgono le necropoli etrusche.

Ci resta ancora da visitare la raccolta e buia cripta della Cattedrale, cui si accede dalla parte absidale. Ed immergerci ancor di più nel mistero sotterraneo e affascinante di questo pugno di case. Ma come rinunciare all’incanto della vista di questo vasto panorama, di questa distesa apparentemente senza limiti che custodisce gelosamente i suoi innumerevoli segreti, mentre gli ultimi raggi del sole ti scaldano il cuore ed una brezza che pare provenire dai meandri più profondi del tempo ti accarezza la pelle; e ti reca il profumo pregnante di una terra che, te ne accorgi, ti ha già definitivamente catturato?



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