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Le Terre Nuove di Firenze

Le Terre Nuove di Firenze

Per progettarle, pare che si scomodasse addirittura Arnolfo di Cambio, l’architetto che stava edificando, fra l’altro, il Duomo e Palazzo Vecchio di Firenze. Non stiamo parlando di singoli edifici o di chiese, ma di intere città che dovevano sorgere nel Valdarno superiore, per contrastare qualsiasi tentativo di riscossa della città di Arezzo, sconfitta a Campaldino nel 1289 e delle potenti famiglie nobilari della zona; e anche tutelare gli interessi fiorentini in una zona importante anche dal punto di vista economico e commerciale.

Fu nel 1296 si decise la costruzione di San Giovanni Valdarno, per controllare la comoda via di transito che costeggiava l’Arno e attraversava una pianura che si stava man mano bonificando. E a ruota seguiranno gli abitati di Terranuova Bracciolini e Castelfranco di Sopra, situati entrambi nelle vicinanze. Si tratta di fondazioni rigorosamente programmate e pianificate che vanno sotto il nome di terre nuove o terre murate. E che venivano create con una pianta che era quella ereditata dalle colonie romane: un abitato a forma di rettangolo, con le vie ortogonali che si sviluppano attorno ai due assi principali del cardo e del decumano e con una piazza centrale sulla quale svetta il palazzo comunale. In corrispondenza delle vie principali, si aprivano le quattro porte cittadine. Centri che venivano circondati da un alto perimetro murario. Quello di San Giovanni, della quale rimangono ancora tracce evidenti, ospitava ben ventiquattro torri ed era circondato da un profondo fossato. Il palazzo comunale, elegante e slanciato, porta ancora oggi il nome di Arnolfo.

Le terre nuove furono un successo immediato anche perchè chi vi andava ad abitare godeva di una esenzione decennale da ogni sorta di tasse. Ed inoltre era libero da ogni servitù nei confronti dei nobili che, invece, non potevano andarvi a risiedere e non potevano acquistarvi alcun immobile. Davvero valeva qui il famoso motto medievale secondo cui l’aria della città rende liberi. Con ciò, ovviamente, non si arriverà mai all’uguaglianza dei cittadini. Il progetto prevedeva infatti che i cittadini più ricchi conservassero pur sempre il loro prestigio anche nelle nuove città.

Le loro abitazioni si affacciavano direttamente sulle vie principali, mentre le altre costruzioni andavano man decrescendo di altezza fino a raggiungere le dimensioni più basse nei pressi delle mura. In ogni caso, il progetto coloniale di Firenze riuscì in tempi brevissimi, nonostante le iniziali resistenze delle realtà locali che vedevano attaccati i loro interessi. Le nuove città diventarono subito centri importanti, dal punto di vista economico ed artistico, riempiendosi di chiese, splendidi palazzi e di ogni sorta di opere d’arte. Non è un caso se sarà proprio San Giovanni Valdarno a dare i natali a quel genio che costituirà uno degli iniziatori del Rinascimento: Masaccio.

Nel corso dei secoli, questi centri hanno perso parte delle loro strutture difensive, pur conservando fedelmente l’impianto urbano originario. Tale è il caso di San Giovanni Valdarno.

Molto più integro ci appare, invece, l’abitato di Castelfranco di Sopra, la cui costruzione venne deliberata nel 1300 ed affidata a Ser Petracco dall’Ancisa, padre del poeta Francesco Petrarca. Si trattava, in questo caso, di controllare un’altra via di transito fondamentale per l’epoca, quella strada detta dei Sette ponti che collegava Firenze con Arezzo attraversando le pendici del Pratomagno. Anche qui la graziosa piazza sorge nel punto dove si incrociano il cardo ed il decumano dividendo l’abitato in quattro “quartieri” dove in origine abitavano i contadini che volevano sfuggire ai loro padroni feudali. Ancora oggi sopravvivono una parte delle mura con il camminamento di ronda, l’originario vicolo lungo le mura e, soprattutto, la grande porta-torre, detta Porta Fiorentina con i suoi tre grandi archi. All’interno del perimetro, si sviluppa il reticolo delle strade, con le vie secondarie, tutte parallele fra loro e talvolta davvero molto strette e suggestive.

Per ultima, nel 1337 sorse Castel Santa Maria che successivamente vide il suo nome modificarsi in Terranuova ed infine in Terranuova Bracciolini in onore del grande umanista Poggio Bracciolini che qui ebbe i natali. La struttura urbana era la stessa, ormai consolidata, delle altre terre nuove. Le mura contavano ventiquattro torri, delle quali quattro situate agli angoli e quattro a difesa di ogni porta. Parte della cinta muraria, completa di camminamento di ronda, è ancora conservata. Delle grandi torri angolari che un tempo si alzavano per nove metri al di sopra del livello delle mura, ne sopravvivono ormai solo tre.

Quella di Terranuova fu l’ultima “terra nuova” fondata da Firenze nel suo territorio. Il progetto originario ne prevedeva diverse altre, per accogliere una popolazione in crescita e per dare sempre maggior prestigio e potenza ad una città in continua ascesa. Solo pochi anni dopo, però, nel 1348, in Toscana ed in ogni angolo d’Europa si abbatterà il terribile flagello della Peste Nera che decimerà letteralmente gli abitanti delle città e delle campagne. Un trauma da cui ci vorrà molto tempo per risollevarsi. Firenze, nel tempo in cui edificava le sue nuove colonie nel Valdarno, terminava la grande cerchia delle mura cittadine trecentesche. Sembrava quasi, in quel momento, che non dovessero bastare ad accogliere una città che stava scoppiando. In realtà, la città, le raggiungerà soltanto nell’Ottocento.



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