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Pia de’ Tolomei

Pia de’ Tolomei

Pia de’ TolomeiPia: un nome che ancora oggi riecheggia fra le parole dei cantastorie (che qui ancora sopravvivono) della Maremma toscana, terra di leggende e segreti sussurrati al fuoco del camino. Racconti che narrano di una storia drammatica e commovente, di un giallo antico ancora irrisolto e del quale sapremmo ormai davvero molto poco se non se ne fosse interessato un personaggio di tutto rispetto: tale Dante Alighieri che la incontra fra le anime morte del Purgatorio. Anche se, bisogna dire, il grande poeta rimase molto sul vago nel narrare la triste vicenda che vide Pia de’ Tolomei, sua contemporanea, tragica protagonista.

La bella Pia era nata a Siena da una famiglia fra le più importanti e ricche della città. Un casato di ricchi banchieri, ma dal quale usciranno anche di beati di prim’ordine, come quel Bernardo che nel 1319 fonderà il grandioso complesso monastico di Monte Oliveto Maggiore, nelle Crete Senesi.

La casa natale di Pia è ancor oggi ben visibile (almeno così sostengono i Senesi) in via S. Pietro, nel cuore della città del Palio, a soli due passi da Piazza del Campo. Come ogni rampolla di nobile famiglia che si rispetti non poté sottrarsi dalla tradizione dei matrimoni combinati. E, giovane vedova di un cavaliere, dovette sposare un rappresentante di un’altra importante famiglia, quella di Nello dei Panocchieschi. Allora, non era un cognome di poco conto. Si trattava dei potenti padroni di gran parte della Maremma, i cui castelli in rovina punteggiano ancor oggi le cime di molti rilievi boscosi, a due passi dal mare di questa parte di Toscana.

Ma non dovette essere un matrimonio felice. E quel che Dante non ci dice espressamente, lo sappiamo da altre fonti o dalle innumerevoli leggende che sono fiorite attorno alla figura della povera Pia e che ancor oggi si raccontano attorno ai focolari della Maremma.

Di sicuro, il ricco e potente marito, la uccise o la fece uccidere. Forse avvelenandola, forse strangolandola oppure facendola precipitare dalla finestra della camera nuziale del Castel di Pietra, in quello che viene ancor oggi chiamato salto della Contessa.

In ogni caso, la sua morte venne fatta passare come un disgraziato incidente. Ma se chiara non è la modalità della morte della bella Pia, oscuro è anche il movente. Forse la donna tradiva il marito? Oppure fu soltanto la vittima delle calunnie di un certo Ghino, al quale il marito, in partenza per la guerra, aveva lasciato in custodia la giovane moglie e che volle vendicarsi sulla povera Pia che gli aveva negato le sue grazie? Oppure era lo stesso Nello che si era invaghito di un’altra donna, Margherita, e che decise di eliminare la ormai scomoda moglie? O che la voleva punire per non avergli dato figli maschi? C’è chi avanza anche un’altra teoria. Qualcuno avrebbe scorto l’ombra furtiva di un uomo che usciva dalla stanza di Pia, abbracciandola e l’avrebbe riferito al legittimo consorte. Il quale non ci pensò due volte a punire l’infedele moglie. Salvo poi apprendere che, in realtà, era stato vittima di un tragico equivoco: l’uomo così in confidenza con la moglie altri non era che il fratello di lei, costretto ad incontrarla di nascosto perchè parteggiava per una parte politica avversa ai Pannocchieschi.

Forse in questi racconti c’è la verità, ma non lo sapremo mai. Dante stesso, non volle essere preciso, probabilmente perchè la vicenda, allora appena avvenuta, era ben nota a tutti e quindi non occorreva scendere in dettagli; o forse per paura di inimicarsi il potente casato dei Pannocchieschi, in un momento in cui, cacciato da Firenze, era costretto a trovare ospitalità nelle corti della Penisola.

Nello, non ebbe problemi a riprendere una giovane moglie che gli dette un erede. Ma, narra un codice anonimo, Dio volle punire il padre assassino, facendo annegare il figliolo ormai dodicenne nel profondo di un pozzo. Un fatto che non è solo leggenda, ma che sembrerebbe comprovato da una lapide mortuaria conservata nella chiesa di San Francesco a Massa Marittima.

Di Castel di Pietra e dei suoi misteri, non resta ormai che qualche brandello di muro divorato dalla vegetazione e dal tempo. Ma c’è chi giura di aver visto l’ombra della Pia apparire fra le rovine di quello che fu il suo castello, una visione accompagnata da un rumore metallico, come di un anello che cade sul selciato.

Ma forse anche il suo spirito triste e inquieto ne ha abbastanza di questo luogo, che le rammenta la sua triste vicenda umana. Se è vero che molti di più giurano di averla vista, inspiegabilmente, apparire, nelle notti senza luna sull’antico ponte ad arco che sorge nei pressi del borgo di Rosia, a poca distanza da Siena e che è noto come Ponte della Pia. Qui, la candida figura, appare immobile e triste, a fissare le acque del fiumiciattolo che scorre lento fra i boschi di leccio. Mentre il vento raccoglie i suoi sospiri ed il suo dolore.



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