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Antonio Meucci
Antonio Meucci
Antonio Meucci era nato proprio a Firenze, nel 1808, da una famiglia di semplici operai. Il che, ovviamente, non gli permise di avanzare molto negli studi. Di conseguenza, dovette adattarsi ai lavori più svariati, dimostrando tuttavia una particolare predisposizione per la meccanica e l’elettricità.
Come molti giovani dell’epoca, si fece coinvolgere nei moti rivoluzionari del 1831 che interessarono molti paesi europei. Al loro fallimento, Meucci fu costretto a fare le valigie ed a emigrare alla volta dell’America. Dopo aver svolto i mestieri più disparati per sfamare se stesso e la sua famiglia, nel 1845 si trasferì negli Stati Uniti alla ricerca di una vita migliore. E a Clifton si mise a fabbricare candele, continuando così una lavorazione che a Firenze vantava una lunghissima tradizione.
Passarono gli anni e in Europa ed in Italia si succedettero i movimenti rivoluzionari, sempre sanguinosamente repressi. Nel 1850, a New York, a, da una nave dal significativo nome di “Waterloo”, Giuseppe Garibaldi, dopo il fallimento della Repubblica Romana e la sconfitta militare. Il quale solo pochi mesi prima, inseguito dalle soldataglie austriache, aveva visto morire la sua amata moglie, Anita, fra le sue braccia. Un uomo profondamente demoralizzato, Garibaldi, che spera di ottenere la cittadinanza americana. Ciò che tuttavia, al di là dei tanti apprezzamenti, gli Stati Uniti non gli concederanno mai.
Sarà così che il generale, che si trovava senz’altro più a suo agio sui campi di battaglia, si metterà a fabbricare candele nella piccola azienda dell’esule fiorentino Meucci, del quale diventerà un grande amico del quale parlerà nelle sue memorie.
Passarono pochi anni e Garibaldi ritornò in Italia per combattere quelle battaglie che proprio in quegli anni porteranno finalmente alla nascita dello stato italiano. Ma il Meucci, stavolta, non lo seguirà. Anche perchè, da qualche tempo era completamente preso dalla sua invenzione, quella del telefono. Uno strumento che, per la prima volta, permetteva la trasmissione della voce umana a distanza. E chissà che il famoso generale non abbia potuto dare un’occhiata ai progetti. Nel 1857 Meucci aveva realizzato la prima linea telefonica al mondo, collegando la sua fabbrica di candele con la sua abitazione.
Ma ciò non gli porterà fortuna. Ci vorranno molti anni, fino al 1871, per ottenere il brevetto per la sua invenzione. Ciò nonostante, non troverà nessuno disposto a concedergli un finanziamento e sarà costretto a vivere, lui e la sua famiglia, un’esistenza da poveri.
Per ironia della sorte, nel 1876 verranno presentate altre due richieste di brevetto per il telefono (una da Graham Bell, l’altra da Elisha Gray). Sarà il primo ad averla vinta e la sua società (la Bell Company) diventerà un’azienda di grande importanza. Tutto ciò, bisogna ricordarlo, nonostante che cinque anni prima un oscuro, geniale fiorentino, Antonio Meucci, avesse già presentato il suo brevetto per la medesima invenzione. Furono anni di battaglie legali, ma senza effetto alcuno per il Meucci che morì a New York nel 1889, povero com’era sempre vissuto e pieno di amarezza. Un secolo dopo gli è stata attribuita ufficialmente l’invenzione del telefono. Troppo tardi.
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