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San Gimignano, la Vernaccia e lo zafferano

San Gimignano, la Vernaccia e lo Zafferano

San Gimignano, la Vernaccia e lo ZafferanoLa Vernaccia di San Gimignano DOCG è uno dei bianchi più antichi della penisola, prodotto e consumato già nel XIII secolo. Il vitigno (che porta proprio questo nome, Vernaccia) cresce in una delle zone più piacevoli della Toscana, intorno a San Gimignano, con le sue torri e i suoi bellissimi scorci di campagna.

La Vernaccia di San Gimignano è un vino dall’odore fine e penetrante, dal sapore asciutto, dal retrogusto amarognolo. Da gustare fresco (alla temperatura di 11-12 gradi), è ottimo per accompagnare pietanze di pesce e carni bianche, ma è molto apprezzato anche come vino da aperitivo.

La storia della Vernaccia di San Gimignano affonda le radici nel medioevo: il viticcio sarebbe stato introdotto dalla Liguria da un certo Vieri de’ Bardi, intorno al 1200, e i suoi figli Zanobi e Agnolo avrebbero iniziato la produzione e la commercializzazione del vino. Vino che ebbe subito un grande successo, anche fuori dal centro di produzione: il primo accenno alle tasse da pagare per l’esportazione di Vernaccia si trova in un documento sangimignanese del 1276! Cinquanta anni dopo la fama della bontà di questo vino era tale che Dante poté raccontare, nella sua Divina Commedia di un papa, Martino IV, finito in Purgatorio per il vezzo di rimpinzarsi di anguille di Bolzena e di Vernaccia.

Nonostante l’origine antica, la Vernaccia di San Gimignano ha subito molti miglioramenti nella tecnica di produzione nel corso del tempo, fino a raggiungere l’altissima qualità odierna. A coronamento di questa ricerca di perfezionamento, nel 1993 il vino ha ricevuto, per primo fra i bianchi toscani, il riconoscimento della DOCG.

Che i ricchi mercanti di San Gimignano abbiano dato il via alla produzione di un vino di così nota qualità non è un caso. San Gimignano, erto su un colle che domina la Valdelsa, era un comune ricco e importante già a partire dal XIII secolo, grazie alla sua posizione sulla via Francigena. Solo la famosa peste del 1348 (quella resa nota dal Decameron di Giovanni Boccaccio) ha causato l’inizio del declino della città, che è rinata in tempi moderni grazie alla sua bellezza e alle produzioni agricole di alto valore del territorio circostante.

Della ricchezza medievale resta oggi la bellezza delle architetture, con le numerose torri di pietra chiara che hanno reso famoso il suo profilo (la più alta, la Torre Grossa, del 1311, è alta 54 metri!), e l’abbondanza di opere d’arte conservate nelle sue chiese e nei suoi musei. Oltre al Museo Archeologico e al Museo d’Arte Sacra, che raccoglie opere provenienti da chiese e conventi soppressi, la stessa visita al duomo, noto come Collegiata di San Gimignano, alla Chiesa di Sant’Agostino e al Palazzo Comunale è un’affascinante passeggiata nell’arte dei più illustri maestri senesi e fiorentini dei tempi dello splendore.

Le produzione agricole, che insieme alla bellezza della città hanno ridato lustro a San Gimignano, non si fermano al vino. Altro prodotto illustre della zona è lo zafferano. Anche questo prodotto, come la Vernaccia, è una miscela di antico e moderno: citato nei documenti trecenteschi della città, fonte di ricchezza e di prestigio nel corso del medioevo, si avvale oggi di tecniche di coltivazione e di selezione all’avanguardia (e sono in corso le pratiche per il riconoscimento dell’IGP).



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