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Massa e Carrara
Massa e Carrara
Massa e Carrara sono unite in un’unica entità provinciale per la loro vicinanza. Si tratta però di due città diverse per cultura, attività e formazione. Carrara, da sempre nota per i suoi marmi raffinati, ha mantenuto più tracce della propria origine medievale. Massa ha invece più evidenti i segni della dominazione dei Malaspina, signori della città fra Quattrocento e Cinquecento, e deve il proprio assetto attuale agli interventi ottocenteschi.
All’inizio del XIX secolo Massa fu dominio di Elisa Baciocchi, sorella di Napoleone, che governò la città col titolo di Granduchessa di Toscana. Fu lei a determinare l’attuale assetto del centro, dando nuova fisionomia ai luoghi principali della città (come la Piazza degli Aranci, da sempre perno delle attività cittadine, che ha assunto con lei l’attuale fisionomia). Le innovazioni ottocentesche hanno arricchito e riorganizzato gli spazi antichi: restano poche tracce dell’originario impianto medievale, su cui si è innestata l’opera di costruzione e ornamento portata avanti in epoca rinascimentale dalle famiglie dei Malaspina e dei Cybo Malaspina. Ad esempio, l’imponente Rocca che domina la città è costituita da un nucleo medievale e dall’elegante residenza della famiglia, costruita fra Quattrocento e Cinquecento.
Carrara, che pure deve molto al dominio dei Malaspina, ha conservato più tracce della propria origine antica. Via Santa Maria, che sbuca nella spaziosa piazza sede dell’Accademia delle Belle Arti, ha mantenuto quasi intatta la propria struttura medievale.
Emblema della contaminazione di architetture è la cattedrale. Iniziata nel XI secolo, conclusa nel XIV, ha la facciata che mostra con evidenza la doppia fase di costruzione: ha una parte bassa romanica e massiccia e una parte alta più leggera, con colonne sottili ed archi a sesto acuto di stile gotico.
L’arte dell’estrazione e della lavorazione della pietra è da sempre patrimonio degli abitanti della regione. Carrara è nota in tutto il mondo per i suoi marmi bianchi (la cui fama ha radici antiche, in epoca etrusca), e le attività legate al marmo sono da sempre motivo di ricchezza della città. Le cave di marmo, che si estendono quasi fino al mare, rendono unico il panorama della zona.
Il territorio della provincia di Massa Carrara si estende nella parte nord ovest della Toscana, al confine con la Liguria (per chi ha orecchio ai dialetti toscani è inconfondibile il miscuglio di consonanti toscane e vocali liguri degli abitanti di queste zona).
I due capoluoghi sorgono nella parte costiera, poco lontani dal mare; l’entroterra della provincia corrisponde più o meno alla Lunigiana, la zona che si estende lungo il corso del fiume Magra, (chiamata così dall’antico centro etrusco di Luni). Si tratta di una zona ricca di insediamenti antichi, sede di intensi traffici già nel Medioevo perché attraversata dalla via Francigena.
La via Francigena è un itinerario che va da Canterbury a Roma, una via che conduceva i pellegrini nella città santa (veniva percorsa a piedi, per penitenza, al ritmo di 20-25 km al giorno).
Nata come direttrice del pellegrinaggio fu naturalmente sfruttata anche per gli scambi commerciali e per lo spostamento degli eserciti. Da qui l’interesse strategico della Lunigiana. Gli insediamenti della zona sono caratterizzati non solo da grandi pievi, che dovevano accogliere i pellegrini in viaggio, ma anche da fortificazioni e robuste cinta murarie, a testimonianza del fatto che gli abitanti della zona non dormivano certo sonni tranquilli!
Il centro principale della Lunigiana è Pontremoli, dominato dal Castello del Piagnaro. Tappa suggestiva della visita alla città è il Museo delle statue-stele lunigianesi.
Il museo raccoglie materiale archeologico rinvenuto nella zona, testimonianza di una civiltà antica e poco nota; indizi certi riconducono vari resti al VI secolo a.c., ma alcuni sono databili all’età del ferro. Alcuni dei pezzi sono noti da tempo, altri sono stati trovati più di recente, spesso in maniera casuale (da contadini o da operai nel corso di lavori di scavo). Le statue-stele sono caratteristici obelischi, spesso dalla forma umana, recanti scritte rituali in alfabeti vari ma in una lingua ricondotta al gruppo celtico.
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