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Villa Garzoni: splendida favola verde

Villa Garzoni - Splendida Favola Verde

Villa Garzoni - Splendida Favola VerdeCollodi, nei pressi di Pescia, è universalmente nota per il suo parco dedicato a Pinocchio ed ai più piccoli. Ma spesso i genitori, spesso qui trascinati dall’insistenza dei loro figli, indomiti fans in erba del celebre burattino, non sanno che lì accanto, a sole poche centinaia di metri, al principiare di un ripido pendio è adagiato uno dei giardini più splendidi della Toscana, se non dell’intera penisola: un paradiso verde e lussureggiante, che sa di Rinascimento e di Barocco, con le sue statue, le sue aiuole regolari e le siepi che disegnano labirinti e teatri, le grotte misteriose, i laghetti alimentati da armoniose cascatelle.

E immediatamente sopra, si erge il profilo della splendida villa che i Garzoni, potente famiglia di antico lignaggio ghibellino, edificò nella seconda metà del sec. XVII, ricavandolo da un preesistente edificio fortificato; che potrebbe vantare, a giudicare da alcune scarne tracce superstiti, addirittura un’origine romana.

Il palazzo, cui si accede da un ampio scalone in pietra ricco di affreschi, rammenta ancora al visitatore i suoi antichi splendori. E mostra con orgoglio i suoi ampi saloni riccamente decorati, i baldacchini sontuosi delle camere da letto, i mobili in stile impero o veneziano, la galleria con la profusione degli stucchi ed i dipinti appesi alle pareti, il salone dei concerti e del ballo dalle superfici dipinte, il salone degli specchi, e così via in un’atmosfera d’altri tempi che cattura e avvolge, catapultandoci in un mondo conosciuto solo nelle favole o nei romanzi.

Proprio fra queste mura, sul grande tavolo della cucina che ancor oggi mantiene il suo aspetto orginario, fece i suoi primi esercizi di scrittura il giovane Carlo Lorenzini, figlio di una cuoca e cameriera al servizio dei Garzoni. E lui, il celebre autore di Pinocchio, rimase sempre talmente attaccato a questo luogo magico che preferì firmarsi con lo pseudonimo Collodi. Molto probabilmente furono le sue scorribande infantili nel mondo fatato del grande giardino la fonte d’ispirazione per le vicende del suo celebre burattino.

In piena sintonia, dobbiamo aggiungere, con lo spirito goliardico e faceto che contraddistingueva i potenti padroni di casa e che si riflette nella concezione dello splendido giardino. Ne sapevano ben qualcosa i malcapitati ospiti che, una volta entrati nella splendida Grotta di Nettuno, attirati dalla penombra misteriosa nella quale fanno capolino statue invitanti, si avvicinavano quasi istintivamente al ninfeo centrale. Dal quale, mediante un meccanismo, partivano bordate d’acqua che investivano i curiosi visitatori. Che avevano, per di più, la sgradita sorpresa di vedersi sbarrare la strada da getti d’acqua ancora più violenti di prima; e di poter uscire dall’infernale antro solo completamente fradici, fra le risate divertite degli altri ospiti che, all’esterno, si erano goduti la scena assieme ai Garzoni. I quali erano talmente amanti di questo genere di scherzi da far precipitare cascate d’acqua anche sui cavalieri e damigelle che, dopo un lungo e affannoso peregrinare erano finalmente riusciti a trovare l’unica agognata uscita dall’intricato labirinto verde nel quale erano stati invitati ad entrare. Ed, anche in questo, caso, non sappiamo fino a che punto partecipassero volentieri del divertimento degli spettatori, a meno che non dovessero fare buon viso per compiacere i potenti Garzoni.

Il divertimento diventava più malizioso nel Padiglione dei Bagni, o Bagnetti, un gioiellino architettonico del Settecento in cima alla collina, un coloratissimo e scenografico labirinto nel quale gli ospiti potevano stare beatamente a bagno nelle vasche, lietamente intrattenuti da un’orchestra d’archi che intonava leggiadri minuetti. Dame e cavalieri stavano ben separati, s’intende; ma un discreto gioco di specchi permetteva, forse, qualche fuggevole e indiscreta occhiata al padiglione attiguo.

Sulla villa e sul parco aleggiava, insomma, un’atmosfera leggera e gaudente che non poteva non fare breccia nella mente fantasiosa e predisposta del giovane Lorenzini che iniziava proprio in quegli anni a descrivere le vicende dell’irriverente ed indomabile Pinocchio. Oggi il visitatore che si accosta al parco dal discreto cancello chi si affaccia alla strada, non rischia più di inzupparsi d’acqua quando meno se lo aspetta. Ed il Padiglione dei Bagni ha smesso di risuonare delle note degli orchestrali e delle risatine dei bagnanti. Ma il primo colpo d’occhio, dal basso, è ancora, assolutamente mozzafiato. Dietro le due grandi vasche che si incontrano per prime, si aprono intricatissime aiuole che all’interno delle loro geometrie dipingono lo stemma gentilizio dei Garzoni. E dietro, le scalinate si inerpicano, superando il dislivello del terreno, fra grotte e statue, procedendo, su, su fino a raggiungere la colossale figura della Fama dalla cui cornucopia esce un getto d’acqua che alimenta un ampio laghetto, per poi precipitare nella cascata che scende per il giardino. Ed è davvero un’esperienza appagante perdersi fra le mille meraviglie di questo luogo della fantasia, fra labirinti, teatri ricavati da siepi di bosso, statue di villani, di esseri mitologici, satiri, figure femminili, giochi d’acqua, serre con i pavoni, foreste di bambù e quant’altro la fervida fantasia dei Garzoni, nel Seicento, ed i successivi architetti hanno potuto escogitare. Con il dubbio tuttavia che, tutto ad un tratto, non ti caschi in testa uno scroscio d’acqua e da dietro un muretto non faccia capolino la testa divertita di un burattino in legno con il naso allungato.



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